domenica 4 luglio 2010

IL NO BAVAGLIO DAY RACCONTATO DA CARLA


Dopo giorni di trattative Francesca, Giuseppe ed io abbiamo con entusiasmo deciso di partecipare al No bavaglio day di Piazza Navona a Roma, convinti che fosse importante prendere parte alla manifestazione principale piuttosto che alle tante organizzate nelle varie città italiane, compresa Torino. Probabilmente il nostro piccolo gruppo è stato l’unico del Piemonte ad andare a Roma e quindi ci siamo autoinvestiti anche di questa rappresentanza.
Armati di bandiera (artigianale), di magliette con la scritta “Popolo viola Cuneo”, di palloncini viola e soprattutto di rabbia e sdegno contro questa legge, siamo partiti da Savigliano alla volta di Roma. Tra noi, nonostante ci fossimo incontrati soltanto una volta, è stato subito feeling, accomunati dai medesimi ideali e da idee politiche della medesima area. Così, arrivati a Roma all’alba, di comune accordo abbiamo deciso di visitare la città seguendo un itinerario alternativo: il patheon in cui è sepolto il primo re d’Italia, il Quirinale, Palazzo Madama sede del Senato, Montecitorio sede del Parlamento, Palazzo Chigi sede del Governo, passando per Palazzo Grazioli residenza privata del nostro beneamato (!) Presidente del Consiglio, la sede del Pdl, il Ministero dei Beni culturali (un pensiero a Bondi non poteva mancare!) e le sedi storiche della DC e del PCI, senza tralasciare l’Hotel Raphael di craxiana memoria.
Tutte le sedi istituzionali citate erano ben presidiate dalla polizia (che in alcuni casi ci ha anche invitato a tenerci alla larga, forse perché dal mio zaino spuntava minaccioso un manico di scopa che fungeva da asta per la bandiera!) e assolutamente non visitabili. Questo ha accentuato in me il senso di lontananza delle istituzioni dai cittadini, che in realtà dovrebbero (fatti salvi i requisiti di sicurezza) poter accedere liberamente alle sale in cui si decidono le loro sorti.
Nel pomeriggio i nostri passi (tanti!!!) ci hanno portato a Piazza Navona dove si stavano terminando i lavori di messa a punto del palco e degli impianti audio. Quasi senza che ce ne accorgessimo, la Piazza, prima piena di turisti, ha iniziato a riempirsi di bandiere, di striscioni, di gente imbavagliata e con i postit sul petto. Alle note dell’inno d’Italia e alla lettura dell’art. 21 della Costituzione è iniziata la manifestazione. Gli interventi potete agevolmente leggerli e ascoltarli sul web. Cito soltanto, per la forza e la nettezza delle loro parole, il segretario del Siap (sindacato della polizia) che in rappresentanza anche degli altri sindacati delle forze dell’ordine, ha tuonato con forza contro questa legge sottolineando alcune gravi incoerenze come quella che permetterebbe di piazzare le cimici soltanto nei luoghi in cui si ha certezza che verrà commesso un reato. “Ma se noi sappiamo con certezza che in un determinato luogo si commette un crimine, facciamo irruzione, non mettiamo le cimici!” ha gridato con foga.
Altrettanto vibrante l’intervento di Giuseppe Giulietti di Articolo 21. “La mobilitazione contro la legge della vergogna e dell’oscuramento non dovrà conoscere soste, perché se qualcosa sta accadendo e forse accadrà questo è dovuto alla battaglia delle opposizioni, alla pressione della rete, alle decine di iniziative che si stanno svolgendo in tutta Italia e anche fuori.
La clamorosa censura arrivata dall’Ocse è anche la conseguenza di queste iniziative e della pressione di tutte le principali associazioni che, nel mondo e in e Europa, si occupano di legalità, di contrasto alle mafie e di libertà di informazione”, ha detto e queste parole ci hanno riconfermato nell’importanza di essere lì, nel significato della nostra presenza.
Così anche l’incipit del discorso di Stefano Rodotà: “Cittadine e cittadini, mi rivolgo a voi con questa antica parola che è parola di libertà…” ci ricorda e sottolinea che noi non siamo popolo, massa indistinta di persone, ma individui titolari di diritti, chiamati ad una cittadinanza attiva.
Poi la sorpresa più grande e più gradita: l’arrivo di Roberto Saviano, accolto da una vera ovazione, da un abbraccio caldo di tutta la piazza, tanto da fargli dire che tutti quegli applausi gli tagliavano il fiato! Saviano ha ricordato come questa legge non difenda la privacy dei fidanzatini, ma la privacy del malaffare e ha dato alla manifestazione un orizzonte più ampio, dicendo che lottare affinchè non sia compromessa in Italia la libertà di stampa e la libertà di indagare, lottare per difendere la democrazia in Italia significa non permettere che possa essere compromessa in Europa e nelle altre parti del Mondo. Ritornando al panorama nazionale ha detto di avere la sensazione che questa legge porti l’Italia a essere divisa non tra gli schieramenti politici, ma tra banditi e persone per bene. Non bisogna però cedere alla tentazione comune di dire che è “tutto una chiavica”, tutto uno schifo, ma resistere per permettere di raccontare e continuare a sognare un’Italia diversa perché, come diceva Danilo Dolci: “ciascuno cresce solo se sognato”.
E con questo sogno nel cuore siamo ritornati in quel di Cuneo, con la netta sensazione di vivere in un angolo davvero angusto e periferico. Non lasceremo però che il fuoco acceso da questa manifestazione si spenga in fretta.

sabato 3 luglio 2010

1° LUGLIO 2010 _NO BAVAGLIO DAY


Mercoledì 30 Giugno 2010, una piccola delegazione del Popolo Viola Cuneo è partita da Torino per recarsi a Roma. Tale piccola rappresentanza, formata dai tre referenti del gruppo locale (Carla, Giuseppe e Francesca), ha iniziato il viaggio con lo zaino sulle spalle ben fornito di gadgets (bandiere, bavagli, t-shirt e palloncini). La partenza da Roma era prevista per le 21.50 circa. Carla, Francesca e Giuseppe hanno incominciato a conoscersi, intessendo discorsi sulla vita, il senso della vita, l’amore, i rapporti, la politica. Tre persone diverse per esperienze e per età hanno trovato idee e speranze comuni. Arrivati alle 6.00 alla stazione di Roma Termini, i tre audaci avventurieri hanno deciso, avendo a disposizione un lauto tempo prima della manifestazione, di compiere un percorso politico in grado di guardare le strade, i palazzi ed i monumenti con uno sguardo rivolto alla storia politica degli ultimi anni.


Prendendo la metropolitana, si sono diretti al Quirinale, residenza ufficiale del Presidente della Repubblica e simbolo dell’Unità d’Italia. Altri due palazzi che tracciano la democrazia nel nostro paese, sinonimi di dialogo, di discussione e di confronto, sono Palazzo Madama e Palazzo Montecitorio. I rappresentanti politici si ritrovano in quei luoghi a disquisire sulle leggi. Hanno il potere legittimato, in quelle stanze, di cambiare gli assetti istituzionali e di modificare le nostre esistenze e quello dei nostri figli. A prova di quanto detto, sappiamo tutti quanto l’aspetto lavorativo, culturale, assistenziale, sociale, della giustizia incidano sulle nostre azioni quotidiane e sul nostro grado di ben-essere o mal-essere.
Un’altra tappa è stata Palazzo Grazioli, ossia la dimora privata del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. All’interno della maestosa abitazione, il nostro Presidente compie pratiche intime e riflette sulle sorti del nostro paese.
Il passato ha prodotto l’attuale presente e capire le ragioni che ci hanno condotto hic et nunc è necessario per poter produrre cambiamenti significativi laddove sia indispensabile. I tre partiti che hanno segnato la storia italiana sono la Democrazia Cristiana, il Partito Comunista Italiano e il Partito Socialista Italiano. Dei primi due sono state osservate le sedi storiche nelle storiche vie: “Via delle Botteghe Oscure”  e “Piazza del Gesù”. Carla, Giuseppe e Francesca hanno deciso di vedere con i propri occhi l’Hotel Raphael. Lì alcuni manifestanti avevano gettato delle monetine addosso a Craxi, urlando con concitato fervore una parola ripetuta per centinaia di volte: “LADRO!”.
I tre referenti del PVC si sono fermati alla sede dell’attuale partito di maggioranza “Il Popolo Delle Libertà”. Sopra l’uscio compare scritto “BENVENUTI”, a caratteri cubitali.
Alle 17.00 circa ha avuto inizio la manifestazione “NO BAVAGLIO DAY”, indetta dalla FNSI e promossa da decine di Associazioni (l’Arci, Libera, l’Anpi, le Agende Rosse, etc.) e dal Popolo Viola. Hanno anche aderito alcuni partiti dell’opposizione, come il PD, L’idv, Sinistra e Libertà, Il Partito Comunista e Movimento Cinque Stelle.  La manifestazione è stata voluta per riappropriarsi della Costituzione come strumento di libertà (Rodotà) e gridare il proprio dissenso nei confronti della Legge sulle Intercettazioni che nega il diritto all’informazione e alla Giustizia (diritti costituzionalmente protetti e garantiti). Tutte le migliaia di persone presenti hanno intonato le parole dell’inno d’italia, fieri di essere e sentirsi in quel momento italiani in patria. I tre cuneesi, ormai stravolti dalla stanchezza, si sono commossi ascoltando le parole di coloro che sono intervenuti sul palco, come la sorella di Stefano Cucchi, Stefano Rodotà, Curzio Maltese, Flavio Fammoni, Claudio Giardullo e...Roberto Saviano! 
Un’ovazione ha accolto Roberto Saviano. Persone con le lacrime agli occhi hanno esplicitato la propria riconoscenza e gratitudine a Roberto producendo un caldo suono con le mani. “Roberto! Roberto! Roberto!” e “Sei un grande!” e tanti applausi. Saviano ha detto: “Grazie a tutti. Tutti questi applausi mi tagliano il fiato. Raccontare quello che sta accadendo diventa sempre più difficile...ci viene raccontato che questa legge proteggerà la privacy..compromettere la privacy vuol dire compromettere tutto il resto. Questa legge non tutela la privacy...questa legge ha lo scopo di impedire di conoscere quello che sta accadendo...proteggere la privacy degli affari, dei malaffari! Non permettiamo di far passare queste cose come naturali, non è pensabile. Questa legge non avrebbe permesso a molti di raccontare gli affari che riguardano l’imprenditoria criminale. Ci stanno spingendo a dire “tanto tutto è uno schifo”. Questo non bisogna pensarlo! Resistere oggi vuol dire permettere di raccontare. Parlare al cuore delle persone. Resistere ad una grande immagine: sognare un paese diverso. L’Italia può crescere solo se iniziamo a sognarla. Ho parlato già troppo, grazie!”. Tale discorso ha aumentato speranze e disegnato una bozza di un’Italia diversa, un’Italia democratica. Sentirsi cittadini vuol dire sentirsi parte del cambiamento. Il 1° Luglio a Roma, Carla, Francesca e Giuseppe si sono sentiti proprio così: Cittadini consapevoli ed attivi!

domenica 27 giugno 2010

VERBALE DELLA RIUNIONE

In data 24 Giugno 2010 è stata indetta la II seconda assemblea del Popolo Viola Cuneo, iniziata alle ore 18.40 e conclusa alle 20.15. La referente Francesca Longobardi essendo rimasta da sola nella gestione del movimento locale ha ritenuto necessario chiedere la collaborazione di nuove forze capaci di far crescere il gruppo. I simpatizzanti (circa 320 persone) sono venuti a conoscenza dell’evento alcuni giorni prima e, forse, non hanno avuto il tempo di organizzarsi per partecipare alla riunione del PVC. Nel luogo del ritrovo, la stazione di Cuneo, si sono ritrovati Giuseppe Priola, Carla Quaranta e la sottoscritta. Immediatamente, i due nuovi subentrati nella gestione del movimento si sono resi disponibili a rendersi attivi. Altri due convinti democratici (Meggy Martini e Alex Ebbasta) avevano comunicato il loro interesse a voler essere presenti alla riunione. Qualche contrattempo non ha reso possibile la loro presenza. Avranno sicuramente la possibilità ed il tempo per farsi conoscere.
Le considerazioni fatte sono state le seguenti:
1) NO BAVAGLIO DAY. Non avendo ricevuto grandi adesioni alla mobilitazione per Roma, si è pensato di cercare eventuali contatti con associazioni o partiti per recarsi nel luogo della manifestazione con loro, rimanendo indipendenti. CGIL e PD non hanno organizzato la trasferta. Non rimane che spostarsi autonomamente. I treni, però, da una prima osservazione del sito Trenitalia risultano scomodi ed il costo pare oneroso.
2) Fare delle magliette de IL POPOLO VIOLA CUNEO e distribuirle in alcuni eventi aggregativi (come al Nuvolari). Alla Sintra di Fossano, per 30 magliette (di taglie diverse) hanno chiesto circa 150 euro più IVA. Noi tre divideremo (i partecipanti)i costi e se qualcuno volesse aggiungersi sarà accolto con entusiasmo. Serve, inoltre, della manodopera gratuita per distribuire le t-shirt.
3) Dopo essere andati a Roma (o al massimo al sit-in di Torino), verrà elaborato uno pseudo Diario di Bordo e reso pubblico in alcuni giornali locali (Cuneo, Fossano, Racconigi, Verzuolo, etc.).
4) LIBERTÀ & GIUSTIZIA. Inizierà la collaborazione con la celebre ed illustre Associazione, in particolare con il circolo di Cuneo. Il referente Marco mi ha illustrato le future iniziative. La prima sarà il 30 Giugno 2010 a Cuneo. Saremo presenti e spero che lo sarete anche voi.
5) Giuseppe e Carla sono diventati amministratori della pagina e collaboratori del Blog. Per qualsiasi cosa, potrete rivolgervi anche a loro.
Sono felice di aver conosciuto persone consapevoli del vuoto democratico a cui stiamo assistendo e cittadini onesti che vogliono mettersi in prima linea (se pur con legittima cautela e pudore) come agenti del cambiamento. Grazie di cuore!

venerdì 18 giugno 2010

II ASSEMBLEA DE IL POPOLO VIOLA CUNEO

Giovedì 24 Giugno, davanti alla stazione di Cuneo (l'ora è in via di definizione), ci sarà l'incontro degli attivisti. Andremo a parlare, una volta riuniti tutti, in un posto tranquillo e confortevole per discutere le sorti della nostra Provincia. L'ordine del giorno è cercare di trovare delle soluzioni rapide per mobilitare più persone possibili alla Manifestazione NO BAVAGLIO DAY del 1° Luglio 2010 a Roma.

Per maggiori dettagli, consultare l'AREA DISCUSSIONI della pagina facebook del gruppo ('IL POPOLO VIOLA CUNEO).
Vi aspetto numerosi!

domenica 13 giugno 2010

NO BAVAGLIO DAY

Libertà è partecipare. Per adesioni contattare il referente del gruppo all'indirizzo e-mail ilpopoloviolacuneo@gmail.com
 

venerdì 11 giugno 2010

LE INTERCETTAZIONI

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41

domenica 30 maggio 2010

1° LUGLIO A ROMA: Manifestazione nobavaglio!


Tutti si stanno giustamente indignando di fronte al disegno di legge che blocca le intercettazioni. Il provvedimento sarà al Senato il 31 Maggio (domani) e qualora riceverà la maggioranza dei voti, diverrà attuativo. Cosa accadrà? Le intercettazioni saranno possibili solo in presenza di gravi indizi di colpevolezza, solo con l'autorizzazione del Tribunale, l'informazione subirà una censura dilagante (pena sanzioni per i giornalisti incuranti). Tutto ciò non basta: verrà cancellata la norma voluta da Giovanni Falcone relativa ai reati di criminalità organizzata.

Cosa fare? Andiamo tutti a Roma!
Per informazioni scrivete a ilpopoloviolacuneo@gmail.com
Per l'evento verranno preparate le maglie del Popolo Viola Cuneo (con un minimo contributo spese).

martedì 20 aprile 2010

FIACCOLATA DELLA LIBERAZIONE


Il Popolo Viola Cuneo promuove l'evento organizzato dal Comune di Cuneo e dall'ANPI del 24/04 per festeggiare il giorno della liberazione. Intorno alle 21.00 partirà la consueta fiaccolata presso il monumento della resistenza. Alle 22.00 inizierà il concerto gratuito dei Modena City Ramblers. A termine del concerto, verranno raccolte dal movimento del Forum italiano dei movimenti per l'Acqua le firme per richiedere il referendum sull'acqua pubblica. Il Popolo Viola Cuneo invita tutti a partecipare agli appuntamenti, per regalarci un giorno di festa e ricordare gli eventi passati che ci hanno condotto ad una storia di democrazia. Il Popolo Viola Cuneo si farà conoscere per le vie della città con volantini.

http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/

www.facebook.com

giovedì 15 aprile 2010

IO STO CON EMERGENCY



Il Popolo Viola Cuneo sta con Emergency. Se vi trovate d'accordo, sottoscrivete l'appello perché i tre uomini di pace vengano liberati al più presto.
http://www.emergency.it/appello/form.php?ln=It

Se volete partecipare alla manifestazione di Roma del 17 Aprile, contattate i volontari Cuneo
Gruppo di Cuneo
Cell.: 349/6115945
emergencycuneo@gmail.com
Vi sapremo fornire maggiori dettagli nelle prossime ore.



GINO STRADA SCRIVE AL QUOTIDIANO "LA REPUBBLICA"
"Caro direttore, si introducono - direttamente o con la complicità di qualcuno che vi lavora - alcune armi in un ospedale, poi si dà il via all'operazione... Truppe afgane e inglesi circondano il Centro chirurgico di Emergency a Lashkargah, poi vi entrano mitragliatori in pugno e si recano dove sanno di trovare le armi. A quanto ci risulta, nessun altro luogo viene perquisito. Si va diritti in un magazzino, non c'è neppure bisogno di controllare le centinaia di scatole sugli scaffali, le due con dentro le armi sono già pronte - ma che sorpresa! - sul pavimento in mezzo al locale. Una telecamera e il gioco è fatto.

Si arrestano tre italiani - un chirurgo, un infermiere e un logista, gli unici internazionali presenti in quel momento in ospedale - e sei afgani e li si sbatte nelle celle dei Servizi di Sicurezza, le cui violazioni dei diritti umani sono già state ben documentate da Amnesty International e Human Rights Watch.

Anche le case di Emergency vengono circondate e perquisite. Alle cinque persone presenti - tra i quali altri quattro italiani - viene vietato di uscire dalle proprie abitazioni. L'ospedale viene militarmente occupato.

Le accuse: "Preparavano un complotto per assassinare il governatore, hanno perfino ricevuto mezzo milione di dollari per compiere l'attentato". A dirlo non è un magistrato né la polizia: è semplicemente il portavoce del governatore stesso.

Neanche un demente potrebbe credere a una simile accusa: e perché mai dovrebbero farlo? La maggior parte dei razzi e delle bombe a Lashkargah hanno come obiettivo il palazzo del governatore: chi sarebbe così cretino da pagare mezzo milione di dollari per un attentato visto che ogni giorno c'è chi cerca già di compierlo gratuitamente?


Questa montatura è destinata a crollare, nonostante la complicità di pochi mediocri - che vergogna per il nostro Paese! - che cercano di tenerla in piedi con insinuazioni e calunnie, con il tentativo di screditare Emergency, il suo lavoro e il suo personale.

Perché si aggredisce, perché si dichiara guerra a un ospedale? Emergency e il suo ospedale sono accusati di curare anche i talebani, il nemico. Ma non hanno per anni sbraitato, i politici di ogni colore, che l'Italia è in Afghanistan per una missione di pace? Si possono avere nemici in missione di pace?

In ogni caso l'accusa è vera. Anzi, noi tutti di Emergency rendiamo piena confessione. Una confessione vera, questa, non come la "confessione choc" del personale di Emergency che è finita nei titoli del giornalismo nostrano.

Noi curiamo anche i talebani. Certo, e nel farlo teniamo fede ai principi etici della professione medica, e rispettiamo i trattati e le convenzioni internazionali in materia di assistenza ai feriti. Li curiamo, innanzitutto, per la nostra coscienza morale di esseri umani che si rifiutano di uccidere o di lasciar morire altri esseri umani. Curiamo i talebani come abbiamo curato e curiamo i mujaheddin, i poliziotti e i soldati afgani, gli sciiti e i sunniti, i bianchi e i neri, i maschi e le femmine. Curiamo soprattutto i civili afgani, che sono la grande maggioranza delle vittime di quella guerra.Curiamo chi ha bisogno, e crediamo che chi ha bisogno abbia il diritto ad essere curato.

Crediamo che anche il più crudele dei terroristi abbia diritti umani - quelli che gli appartengono per il solo fatto di essere nato - e che questi diritti vadano rispettati. Essere curati è un diritto fondamentale, sancito nei più importanti documenti della cultura sociale, se si vuole della "Politica", dell'ultimo secolo. E noi di Emergency lo rispettiamo. Ci dichiariamo orgogliosamente "colpevoli".
Curiamo tutti. In Afghanistan lo abbiamo fatto milioni di volte. Nell'ospedale di Lashkargah lo abbiamo fatto sessantaseimila volte. Senza chiedere, di fronte a un ferito nel pronto soccorso, "Stai con Karzai o con il mullah Omar?". Tantomeno lo abbiamo chiesto ai tantissimi bambini che abbiamo visto in questi anni colpiti da mine e bombe, da razzi e pallottole. Nel 2009 il 41 percento dei feriti ricoverati nell'ospedale di Emergency a Lashkargah aveva meno di 14 anni. Bambini. Ne abbiamo raccontato le storie e mostrato i volti, le immagini vere della guerra, la sua verità.

"Emergency fa politica", è l'altra accusa che singolarmente ci rivolgono i politici. In realtà vorrebbero solo che noi stessimo zitti, che non facessimo vedere quei volti e quei corpi martoriati. "Curateli e basta, non fate politica". Chi lo sostiene ha una idea molto rozza della politica.

No, noi ci rifiutiamo di stare zitti e di nascondere quelle immagini. Da tempo la Nato sta compiendo quella che definisce "la più importante campagna militare da decenni": la prima vittima è stata l'informazione. Sono rarissimi i giornalisti che stanno informando i cittadini del mondo su che cosa succede nella regione di Helmand. I giornalisti veri sono scomodi, come l'ospedale di Emergency, che è stato a lungo l'unico "testimone" occidentale a poter vedere "gli orrori della guerra". Non staremo zitti.

Emergency ha una idea alta della politica, la pensa come il tentativo di trovare un modo di stare insieme, di essere comunità. Di trovare un modo per convivere, pur restando tutti diversi, evitando di ucciderci a vicenda. Emergency è dentro questo tentativo. Noi crediamo che l'uso della violenza generi di per sé altra violenza, crediamo che solo cervelli gravemente insufficienti possano amare, desiderare, inneggiare alla guerra. Non crediamo alla guerra come strumento, è orribile, e mostruosamente stupido il pensare che possa funzionare. Ricordiamo "la guerra per far finire tutte le guerre" del presidente americano Wilson? Era il 1916. E come si può pensare di far finire le guerre se si continua a farle? L'ultima guerra potrà essere, semmai, una già conclusa, non una ancora in corso.
La risposta di Emergency è semplice. Abbiamo imparato da Albert Einstein che la guerra non si può abbellire, renderla meno brutale: "La guerra non si può umanizzare, si può solo abolire". Nella nostra idea di politica, e nella nostra coscienza di cittadini, non c'è spazio per la guerra. La abbiamo esclusa dal nostro orizzonte mentale. Ripudiamo la guerra e ne vorremmo la abolizione, come fu abolita la schiavitù.

Utopia? No, siamo convinti che la abolizione della guerra sia un progetto politico da realizzare, e con grande urgenza. Per questo non possiamo tacere di fronte alla guerra, a qualsiasi guerra. Di proporre quel progetto, siamo colpevoli.

Ecco, vi abbiamo fornito le risposte. E adesso? Un pistoiese definì il lavoro di Emergency "ramoscello d'ulivo in bocca e peperoncino nel culo". Adesso è ora che chi "di dovere" lavori in quel modo, e tiri fuori "i nostri ragazzi". Può farlo, bene e in fretta. Glielo ricorderemo sabato pomeriggio, dalle due e mezza, in piazza Navona a Roma".
http://www.repubblica.it/esteri/2010/04/15/news/lettera_gino_strada-3358513/

martedì 6 aprile 2010

PARTECIPAZIONE POLITICA: le donne inadatte alla politica?!


I maschi si informano di politica più delle femmine. Quest’ultime ritengono che la poltica usi un linguaggio compilcato e sia troppo distante dalla loro routine. Gli uomini raggiungono l’apice dell’interesse politico dai 45 ai 64 anni (76,2%); mentre le donne si appassionano maggiormente di politica dai 45 ai 54 anni (63,6%).

Le differenze di genere dimunuiscono con il crescere del titolo di studio: nel punto ‘parla di politica almeno una volta alla settimana’, con la laurea la differenza di genere è di circa 13 punti percentuali; con il diploma superiore il range di distacco è quasi di 17 punti; con la licenza media, il valore dei maschi è il doppio rispetto a quello delle femmine. Quelli che non si informano di politica, il 23, 3% del totale, giustificano il deficit principalmente per disinteresse (65,5% maschi e 66,9% femmine), sfiducia nella politica (26,3% m e 23,9% f), argomento difficilmente comprensibile (10,8% m e 15,4% f) e mancanza di tempo (6,8% m e 5,8% m). Inoltre, le donne partecipano meno ai cortei e soprattutto ai comizi (tranne che nell’età tra i 14 e i 17 anni). Con il tempo, però, si sta registrando un aumento significativo di partecipazione politica: in un decennio le donne che parlano di politica almeno una volta alla settimana sono cresciute del 46,9%, più del doppio degli uomini (+18,8%), quelle che si informano di politica almeno una volta alla settimana del 20% (rispetto al 6% degli uomini), quelle che si informano tutti i giorni del 25% (rispetto all’11% degli uomini).
Informazioni reperite dal sito www.istat.it
Forse le donne hanno meno tempo da dedicare all politica dovendo sia lavorare sia occuparsi della gestione familiare. Le donne, perché la parità venga raggiunta a tutti gli effetti, devono impegnarsi a raggiungere un ruolo sociale e civile attivo. Solo così, le disuguaglianze potranno sparire per lasciare spazio all’uguaglianza di genere. Esiste la festa delle donne, proprio perché la protesta femminile risulta un evento eccezionale, ma quando succede produce cambiamenti mai visti.

 
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