Dopo giorni di trattative Francesca, Giuseppe ed io abbiamo con entusiasmo deciso di partecipare al No bavaglio day di Piazza Navona a Roma, convinti che fosse importante prendere parte alla manifestazione principale piuttosto che alle tante organizzate nelle varie città italiane, compresa Torino. Probabilmente il nostro piccolo gruppo è stato l’unico del Piemonte ad andare a Roma e quindi ci siamo autoinvestiti anche di questa rappresentanza.


Nel pomeriggio i nostri passi (tanti!!!) ci hanno portato a Piazza Navona dove si stavano terminando i lavori di messa a punto del palco e degli impianti audio. Quasi senza che ce ne accorgessimo, la Piazza, prima piena di turisti, ha iniziato a riempirsi di bandiere, di striscioni, di gente imbavagliata e con i postit sul petto. Alle note dell’inno d’Italia e alla lettura dell’art. 21 della Costituzione è iniziata la manifestazione. Gli interventi potete agevolmente leggerli e ascoltarli sul web. Cito soltanto, per la forza e la nettezza delle loro parole, il segretario del Siap (sindacato della polizia) che in rappresentanza anche degli altri sindacati delle forze dell’ordine, ha tuonato con forza contro questa legge sottolineando alcune gravi incoerenze come quella che permetterebbe di piazzare le cimici soltanto nei luoghi in cui si ha certezza che verrà commesso un reato. “Ma se noi sappiamo con certezza che in un determinato luogo si commette un crimine, facciamo irruzione, non mettiamo le cimici!” ha gridato con foga.
Altrettanto vibrante l’intervento di Giuseppe Giulietti di Articolo 21. “La mobilitazione contro la legge della vergogna e dell’oscuramento non dovrà conoscere soste, perché se qualcosa sta accadendo e forse accadrà questo è dovuto alla battaglia delle opposizioni, alla pressione della rete, alle decine di iniziative che si stanno svolgendo in tutta Italia e anche fuori.
La clamorosa censura arrivata dall’Ocse è anche la conseguenza di queste iniziative e della pressione di tutte le principali associazioni che, nel mondo e in e Europa, si occupano di legalità, di contrasto alle mafie e di libertà di informazione”, ha detto e queste parole ci hanno riconfermato nell’importanza di essere lì, nel significato della nostra presenza.
Così anche l’incipit del discorso di Stefano Rodotà: “Cittadine e cittadini, mi rivolgo a voi con questa antica parola che è parola di libertà…” ci ricorda e sottolinea che noi non siamo popolo, massa indistinta di persone, ma individui titolari di diritti, chiamati ad una cittadinanza attiva.
Poi la sorpresa più grande e più gradita: l’arrivo di Roberto Saviano, accolto da una vera ovazione, da un abbraccio caldo di tutta la piazza, tanto da fargli dire che tutti quegli applausi gli tagliavano il fiato! Saviano ha ricordato come questa legge non difenda la privacy dei fidanzatini, ma la privacy del malaffare e ha dato alla manifestazione un orizzonte più ampio, dicendo che lottare affinchè non sia compromessa in Italia la libertà di stampa e la libertà di indagare, lottare per difendere la democrazia in Italia significa non permettere che possa essere compromessa in Europa e nelle altre parti del Mondo. Ritornando al panorama nazionale ha detto di avere la sensazione che questa legge porti l’Italia a essere divisa non tra gli schieramenti politici, ma tra banditi e persone per bene. Non bisogna però cedere alla tentazione comune di dire che è “tutto una chiavica”, tutto uno schifo, ma resistere per permettere di raccontare e continuare a sognare un’Italia diversa perché, come diceva Danilo Dolci: “ciascuno cresce solo se sognato”.
E con questo sogno nel cuore siamo ritornati in quel di Cuneo, con la netta sensazione di vivere in un angolo davvero angusto e periferico. Non lasceremo però che il fuoco acceso da questa manifestazione si spenga in fretta.
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