giovedì 16 dicembre 2010

Lettera all'Onorevole Siliquini

Gentile sig.ra Maria Grazia Siliquini,
   Le scrivo mosso dall'indignazione che hanno generato in me la sua decisione e, più in generale, l'esito complessivo della votazione che si è tenuta in quel luogo dove, negli ultimi mesi, la sopravvivenza politica e giudiziaria dei singoli ha spesso relegato in un angolo l'onere legislativo. A titolo di premessa per ciò che segue, voglio sottolineare come, per formazione e tradizione famigliare, io appartenga alla cultura socialdemocratica nella sua declinazione dei partiti collocati a sinistra: tuttavia, ho sempre nutrito e continuo a nutrire rispetto per tutte quelle posizioni politiche che, pur se diverse dalle mie, sono fondate su VALORI, e in particolare per AN e per i valori sociali, appunto, che ha sempre sostenuto di difendere e che, a mio parere, dovrebbero essere patrimonio condiviso di ogni cittadino italiano: Dio pur nella libertà personale, inteso come spirito di solidarietà e giustizia), Patria (una e indivisibile) e Famiglia (intesa come insieme dei propri cari, indipendentemente dal loro sesso o grado di parentela di fronte allo Stato). Dalla nascita del FLI, anche valori più attuali come la laicità dello Stato, l'integrazione dei migranti, la solidarietà nazionale, la meritocrazia nel pubblico e nel privato, sono diventati parte integrante della destra "moderna". Ma un gradino più in alto di tutto, la nascita del FLI doveva rappresentare per me il tentativo di ribadire come l'ETICA, in termini di integrità morale, nel pubblico come nel privato, e onestà politica, debbe essere considerata LA stella polare, e questo valore debba essere condiviso a destra come a sinistra da chi, almeno nominalmente, intende la politica come uno strumento per il raggiungimento del bene comune. Ritenevo pertanto FLI e i suoi dirigenti, tra cui lei, gli ultimi paladini di questo "paniere" di valori all'interno di una coalizione dominata, in estrema sintesi, dagli interessi personali.
Il sentimento di genuino disgusto generato dagli eventi legati alla vita privata e pubblica del nostro Presidente del Consiglio deriva proprio dalla totale assenza di etica che tali comportamenti evidenziano. Avevo sperato che questo sentimento di disgusto avesse preso il sopravvento anche su di lei, come naturale conseguenza della sua tradizione e appartenenza politica, diventando più forte anche di quel "senso di responsabilità" verso la Nazione cui ultimamente troppi hanno fatto indegnamente riferimento. La decisione di decretare la prematura dipartita della creatura politica voluta dal Presidente del Consiglio, il PdL, sembrava confermare che i presunti valori della Destra non erano andati dispersi nel magma populista berlusconiano, e che anche a Destra c'era, diciamo così, speranza. La Sua decisione come evidente spegne sul nascere questa mia ottimistica speranza: la sua scelta odierna non può essere coerente, e cito le sue stesse parole, con "il rispetto della mia coscienza e il rispetto dei miei elettori di Torino", perchè suggella in modo definitivo il trionfo dell'egoismo sull'etica. Le invio pertanto questo mio messaggio di protesta, nella speranza di innestare in lei un germe di vergogna per la decisione presa, e auspicabilmente anche il germe del dubbio per le decisioni che sarà chiamata a prendere in futuro, prima che il posto da Vice Ministro o sottosegretario che presumibilmente le è stato promesso (valuteremo solo nei giorni a venire se l'appellativo di Onorevole che gli elettori le hanno accordato è meritato) la faccia tornare definitivamente in pace con la sua coscienza.

Conservando in me la remota speranza di sbagliarmi,  cordialmente saluto
            Luca S.


Carissimi amici, facciamo anche noi come ha fatto Luca. Spediamo la lettera presso l'indirizzo email
siliquini_m@camera.it
info@mariagraziasiliquini.it

Per chi volesse mandarla come Popolo Viola Cuneo, mandi all'indirizzo email ilpopoloviolacuneo@gmail.com le proprie generalità (nome, cognome, città di residenza)
Grazie a tutti!

Manifestazione PD

Sabato 11 dicembre,  il Popolo Viola Cuneo ha deciso di recarsi a Roma e scendere in piazza insieme al Partito Democratico. Quest’ultimo non ha mai appoggiato le nostre battaglie in difesa della Costituzione o contro la Legge “Bavaglio”. Ciò, però, non ci ha fatto avere alcun tentennamento nella scelta di aderire o meno alla manifestazione indetta dal maggior partito di opposizione. Il Popolo Viola chiede le dimissioni del Presidente del Consiglio dal 5 dicembre 2009 e finalmente non siamo gli unici a farlo.
Un anno fa, abbiamo lanciato un allarme, un allarme democratico. Ricordiamo che la realtà alla quale assistiamo è desolante, non solo per noi italiani. La crisi strutturale coinvolge aspetti diversi: culturale, valoriale, morale, economico, finanziario. In Italia la situazione appare ancora più drammatica. La politica dei palazzi è piena di leggi ad personam, processi in atto, corruzione, legami con la mafia, escort. Ci chiediamo: fin dove dobbiamo arrivare per ribellarci a tale stato di cose? “Ribellarsi è dura”, come scrisse Sartre, ma non possiamo adagiarci. L’opposizione tutta si deve unire. Il Popolo Viola intende collaborare con ogni gruppo, partito, associazione che voglia riprendere in mano il futuro della nazione.
Ringraziamo il Partito Democratico per essersi uniti alla nostra sfida e lo sollecitiamo a mostrare sempre più la sua vivacità politica, nelle piazze, nelle città e nel Parlamento.

Francesca Longobardi

Un cartellone della manifestazione

11 Dicembre: Insieme al PD


Uno slogan della Piazza
Tantissima gente, tantissime bandiere, tanta musica, ma poca sostanza. Si potrebbe riassumere così la manifestazione di sabato, indetta per chiedere le dimissioni di Berlusconi e finita con lo slogan "L'Italia che vuole cambiare".
Due cortei lunghissimi, ordinati, pacifici accompagnati dalla musica diffusa da camion discoteca che mettevano insieme le canzoni di Neffa e Jovanotti, con quelle di Rino Gaetano e di De Gregori. Una manifestazione mediatica, una dimostrazione di numeri, poca spontaneità e molto di partito. L'unico momento di popolo c'è stato quando la piazza ha intonato "Bella ciao" sotto il palco, ma Bersani l'ha subito smorzato dicendo che faceva freddo e bisognava andare avanti.
Bersani ha fatto il solito, lungo comizio pre elettorale, dicendo le stesse cose che dice da mesi, mettendo un freno all'irruenza dell'IdV ed elencando proposte programmatiche sul lavoro, l'economia e le riforme.
Per il resto se il cambiamento dell'Italia è affidato a uno spotamento al centro di Casini, come ha detto Bersani, e alle liberalizzazini, pur se con qualche correttivo per la sanità e l'istruzione pubbliche, allora siamo messi male.
Un discorso quello di Bersani fatto per unire tutte le anime del PD, per non scontentare nessuno, per non dare spazio alle polemiche e non ammettere i gravi errori e le gravi omissioni della sinistra (vedi il conflitto di interessi e la legge elettorale). 
Berlusconi e Bossi che mostrano il loro amore l'uno per l'altro
Temo però che questa unità di facciata durerà però giusto il tempo del voto di martedì, poi le varie correnti e i vari individualismi all'interno del PD verranno di nuovo fuori e invece di fare opposizione, torneranno purtroppo a guardarsi l'ombelico.
Carla Quaranta

Con le Agende Rosse

Il Popolo Viola Cuneo, in data 20 novembre, si è presentata davanti alla Procura di Milano per sostenere Antonino di Matteo e tutti i magistrati che lavorano, con spirito di sacrificio, perseguendo la giustizia e la verità. Il gruppo, inoltre, ha dimostrato con la sua presenza l'appoggio a quanto detto dal Sostituto Procuratore per difendere i colleghi di fronte alle continue accuse e all'estenuante attività di denigrazione ad opera del Governo.

giovedì 18 novembre 2010

Benvenuto a Schifani

Sabato 13 Novembre. Il Popolo Viola Cuneo, insieme ad alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle e ad alcuni amici di Libera (presidio Cuneo), ha deciso di recarsi davanti alla sede della Provincia per contestare Schifani in visita nella città. Con lo striscione “Parlamento Pulito” si è voluto fare una richiesta esplicita e chiara, ossia quella di esigere rappresentanti istituzionali degni del ruolo che ricoprono. Abbiamo deciso di non urlare, non fischiare, non usare alcuna parola offensiva. Abbiamo ripetuto come un’omelia l’articolo 54 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.” Ricordiamo che Schifani è indagato per concorso esterno alla mafia ed  è stato il fautore di leggi vergogna, come il lodo impunità del ’93. Le forze dell’ordine hanno fatto il proprio dovere con diligenza, senza cadere in abusi, e per questo hanno non solo la nostra più profonda stima ma anche la nostra gratitudine. Noi siamo dei cittadini onesti e pacifici che lottano per un’Italia democratica!

giovedì 28 ottobre 2010

16.10.2010 Noi stiamo con la Fiom! NO AI RICATTI, SI' AI DIRITTI!


Vi consigliamo di aprire il post...potrete vedere il video della manifestazione del 16 ottobre!
Buona visione!

giovedì 7 ottobre 2010

Comunicato Ufficiale


L'Italia non è una Repubblica fondata sullo sfruttamento.

Sabato 2 Ottobre eravamo a Roma per partecipare ad una grande manifestazione indetta per dire “basta” all'Italia di Berlusconi e per chiedere la realizzazione della Costituzione. Anche la FIOM era con noi in piazza.

Il Popolo Viola Cuneo e l'Associazione 17.03 sanno bene che il lavoro è il perno centrale della nostra Costituzione, come recita il celeberrimo incipit che noi tutti ben conosciamo.
Eppure, non solo i principi enunciati dalla nostra carta costituzionale riguardanti il lavoro hanno trovato soltanto parziale applicazione dal dopoguerra ad oggi, ma addirittura nel corso degli ultimi lustri, e in particolare in questi ultimi mesi, in tutta Europa e specie in Italia i diritti civili e sociali riconosciuti ai lavoratori sono stati posti sotto pericolosissimo attacco.
Concordiamo con l'idea della FIOM secondo la quale è in atto un utilizzo strumentale della crisi per smantellare la Legislazione sul lavoro, in un contesto reso ancora più grave dalla messa in opera di altre azioni regressive: dall'attacco alla Magistratura, alla Libertà di informazione, al Diritto di istruzione, allo Stato sociale.
È tempo di mobilitarsi. È tempo di dire “No” al ricatto del pane (briciole, per giunta) in cambio dei diritti.

Il 16 Ottobre, il Popolo Viola Cuneo e l'Associazione 17.03 aderiscono alla manifestazione nazionale indetta dalla FIOM a Roma.

Insieme per un Italia più libera, più giusta e realmente fondata sul lavoro.

Associazione 17.03
Popolo Viola Cuneo.

martedì 5 ottobre 2010

No B. Day 2


Il  2 Ottobre 2010, il Popolo Viola Cuneo è sceso nuovamente in Piazza. Vi proponiamo alcune riflessioni degli attuali referenti del gruppo.

Carla Quaranta
"Di questa manifestazione a cui abbiamo fortemente voluto aderire come gruppo Popolo viola Cuneo nonostante le divisioni, nonostante si annunciasse come un flop, vorrei sottolineare soprattutto un aspetto, che mi sembra importante in questi tempi di deriva leghista.
Nel tempo di attesa prima della partenza del corteo, durante la sfilata, nella piazza in cui tutti i gruppi confluiscono, io sento che l’Italia è una, che gli italiani sono un solo popolo. Sempre durante le manifestazioni a cui ho partecipato ho avuto occasione di parlare con altre persone, di scambiare opinioni o anche solo una battuta o un sorriso, e ho percepito la base comune: essere italiani, uniti non solo dalle medesime idee politiche, ma dagli stessi principi e valori, in pratica uniti dalla stessa Costituzione.
Persone della Sicilia, della Puglia, Basilicata, Umbria, Lazio, Veneto che senti istintivamente come fratelli, che sono come te. E improvvisamente cadono tutti i pregiudizi, gli stereotipi, i luoghi comuni che, senza neanche rendercene conto, ci portiamo dentro e su cui la Lega costruisce la sua propaganda.
Forse non è un caso che i partiti di destra puntino molto sulla paura degli uni verso gli altri, che ci dipingano il lontano come diverso da cui difenderci, che tentino di chiuderci in confini sempre più ristretti. Se seguiamo la loro logica non ci sentiamo più italiani, ma piemontesi, lombardi, laziali, ecc. Ma se ci apriamo, se ci confrontiamo, se marciamo fianco a fianco, sentiamo davvero di essere italiani, cittadini di una stessa nazione, consapevoli dei nostri diritti e dei nostri doveri.
Anche se manifestare servisse solo a questo, sarebbe già una grande cosa".

Francesca Longobardi
"La società civile scende in Piazza nella capitale per appropriarsi del proprio Paese e liberare la democrazia messa sotto assedio. Il Piemonte si riunisce attorno ad un unico slogan “Piemonte per la Costituzione. No Berlusconi. No Bossi. No Cota. “ e parte da Torino con l’orgoglio di chi non vuole abbassarsi al regime. Un regime che fa gli interessi della casta e non guarda ai bisogni del popolo, di quello stesso popolo che ingenuamente, distrattamente o inconsciamente l’ha messo nella posizione di distruggere ciò che duramente si era conquistato. Noi, il regime, non l’abbiamo mai voluto. Alcuni di noi l’hanno combattuto fin dal ’94, altri sono riesumati dal torpore silente solo l’anno scorso. Il 5/12 ha cambiato la vita di molti. Il Popolo Viola ha restituito quella perduta speranza e ha configurato una realtà diversa possibile, una realtà piena di diritti, di giustizia e di legalità. Scesi in piazza il popolo viola, da Bari a Genova, da Napoli a Torino, si è nuovamente incontrato. Ma non solo. Erano presenti associazioni, movimenti e partiti d’opposizione. Alcuni poltici, come Di Pietro, Vendola e Marino. L’antiberlusconismo per concretizzarsi necessita della forza resistente di tutti coloro che vogliono attuare l’alternativa. L’Associazione 17.03 (organizzatrice del pullman) ha proposto il suo monito: FACCIAMO GLI ITALIANI! L’Italia, a dispetto dei leghisti, è stata fatta. Ora, è venuto il momento di fare gli italiani. Antonio Gramsci nel 1917, in un articolo pubblicato sul settimanale “Il grido del Popolo”, dichiarava che in Italia “non si conosce il carattere” e sul quotidiano “Avanti!” rimarcava che gli italiani sono ipocriti e mancano di carattere. Non è stato l’unico. Piero Gobetti in “Energie nuove” denunciava la loro apatia, la mancanza di sincerità e di chiarezza nella vita pubblica. Noi per fare gli italiani non intendiamo appropriarci di tali vizi. Per noi, “Facciamo gli italiani” significa innanzitutto prendersi cura del proprio Paese, della propria amata patria. Essere, cioè, responsabili della propria storia, delle vie che si abitano, del territorio che si calpesta, della lingua che si parla."
                                                                                                                                 
Claudio Napoli
"Sicuramente una grande manifestazione al di sopra delle aspettative, sono felice che ci siano tantissime persone che ancora credono in un Italia migliore e per questo è sempre più necessaria la partecipazione di tutti. In fondo ciò che chiediamo è una cosa più che legittima, ovvero un Parlamento pulito da infiltrazioni malavitose e un'amministrazione che lavori in modo trasparente per il benessere comune. I media non hanno promosso l'evento cercando di oscurare le voci democratiche del paese. Non sono riusciti nell'intento. Noi continueremo a lottare per la nostra Italia"









Stefano Ponzalino
"Sono orgoglioso di esserci stato, sicuramente Berlusconi non si dimetterà e per molte persone non cambierà nulla, ma per me è cambiato molto; è stata la prima volta che ho fatto qualcosa di veramente importante non solo per me stesso, ma per il bene di tutti. Non siamo pochi come vorrebbero far credere, siamo molti più di quanto loro pensano. Per ogni persona presente sabato se ne possono contare altre centinaia se non migliaia che la pensano come noi, ma che non hanno coraggio, mezzi o semplicemente l’occasione per emergere. Il silenzio dei media è la prova lampante della paura che molti membri della classe dirigente attuale provano. Per loro i più non devono sapere nulla, deve rimanere tutto nel silenzio ed il nostro obiettivo dev’essere quello di rompere questo silenzio."





Ora, una nuova battaglia si apre nel nostro scenario democratico: la lotta per il diritto al lavoro! Il 16 Ottobre, appoggeremo la Fiom CGIL per dire NO AI RICATTI e SI AI DIRITTI!

mercoledì 29 settembre 2010

Libertà è Manifestare

Durante il pomeriggio di sabato 25 settembre 2010 in concomitanza del No B.Day 2 che si svolgerà il 2 ottobre 2010, la sezione del popolo viola di Cuneo ha svolto attività di volantinaggio nella città di Saluzzo. Attività volta appunto ad informare coloro che, per motivi di tempo o mancanza di strumenti, non sono ancora a conoscenza dell’evento che mobiliterà nuovamente, come accadde il 5 dicembre 2009, centinaia di migliaia di persone a Roma con l’obiettivo di esprimere il nostro dissenso nei confronti dell’operato dell’ attuale governo e in special modo per sottolineare l’inadeguatezza di una classe dirigente che dovrebbe affrontare i problemi dei cittadini, di tutti i cittadini, ma che di fatto da ormai troppi anni non lo fa più.Durante le operazioni di volantinaggio ho provato una sorta di stupore misto all’incredulità nei confronti delle reazioni delle persone contattate (forse essendo la prima volta, sono rimasto un po’ più colpito). Pochissimi erano a conoscenza di cosa fosse il popolo viola e il No B.Day. Escludendo le persone con idee profondamente diverse dalle nostre (politicamente parlando), sono emersi dei livelli di ignoranza (in senso buono) e rassegnazione molto alti. La gente ci chiedeva :” pensate che cambierà veramente qualcosa?”, “pensate che Berlusconi si dimetterà?” la sostanza del loro pensiero era semplicemente:” rassegnatevi, io sono con voi, ma non si può far nulla per cambiare le cose”. Questo pensiero diffuso non fa altro che darmi ancora più forza, mi convince che quello che sto facendo nel mio piccolo è giusto, perché come sono uscito io dalla passività lo possono fare molte altre persone. La questione a mio avviso stà proprio qui, bisogna coinvolgere, scuotere la mentalità delle persone con iniziative e manifestazioni simili al No B Day. Fin quando ci si limiterà a dire: “ io la penso come voi, vi sostengo con il pensiero…” non cambierà nulla, bisogna esserci con il corpo, bisogna farsi sentire nell’ unico modo civile che ci è permesso ossia MANIFESTARE!

Stefano Ponzalino

domenica 5 settembre 2010

FUORI LA MAFIA DALLO STATO!

Ieri a Torino il Presidente del Senato nonchè esponente di spicco del Pdl Renato Schifani è stato contestato da un gruppo di cittadini (Popolo Viola, Movimento 5 stelle, Agende rosse) al grido “fuori la mafia dallo Stato” e “fuori Schifani dal Senato”. Anch’io, insieme a vari amici del Popolo viola, (e di Resistenza Viola) ho preso parte alla contestazione. Al di là dei fatti di cronaca che potete tutti agevolmente leggere nelle diverse versioni sui quotidiani, vorrei soffermarmi sulle motivazioni che mi hanno spinto ad andare a Torino. E le motivazioni sono parecchie… direi essenzialmente di testa e di cuore.
Nei giorni scorsi, anche spinta dalle sollecitazioni di Roberto (la frase di Kennedy: non chiediamoci cosa fa il Paese per noi, ma cosa possiamo fare noi per il nostro Paese) avevo individuato nel “non silenzio” uno degli strumenti per spingere l’Italia ad uscire dal regime berlusconiano e per attualizzare quel secondo comma dell’art. 50 del “Progetto di Costituzione” (corrispondente all’attuale art. 54), purtroppo non approvato dall’Assemblea Costituente, che recitava: “Quando i poteri pubblici violino le libertà fondamentali ed i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all’oppressione è diritto e dovere del cittadino”.
Ed è proprio partendo dalla Costituzione che vorrei cercare di spiegare le motivazioni che mi hanno spinta e mi spingono a continuare a contestare.
L’art. 54 Cost. recita: “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.”
La fedeltà di cui parla la Cost. non è però la sottomissione propria dei sudditi nè l’obbedienza cieca dei servi. I cittadini non devono essere fedeli e basta, devono essere fedeli alla Repubblica, a quella Repubblica definita all’art. 1 democratica, fondata sul lavoro e sulla pari dignità di tutti i cittadini. Quindi accanto alla fedeltà e all’osservanza della Costituzione e delle leggi, c’è anche il dovere di resistere contro i poteri che cercano di stravolgere la Costituzione, che parlano di Costituzione materiale e che fanno leggi non per la res publica, ma a proprio uso e consumo.

Viene poi il 2° comma dell’art. 54: i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche (e sia Schifani che Fassino ci rientrano in pieno) hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore. Quindi chi ricopre funzioni pubbliche ha un dovere supplementare rispetto ai comuni cittadini. La disciplina di cui parla la Cost. non ha niente a che fare con la disciplina delle caserme, ma fa riferimento al rispetto delle regole, al servizio dovuto al bene pubblico e al divieto di trarne vantaggi personali indebiti. (art. 98 Cost.: “I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione. Se sono membri del Parlamento, non possono conseguire promozioni se non per anzianità…”). L’onore poi non è certo quello mafioso o quello che fa riferimento al prestigio e al rango sociale. L’onore di cui parla la costituzione è strettamente connesso alla disciplina e significa quindi soprattutto onestà, spirito di servizio, l’essere al di sopra di ogni sospetto.

È quindi alla luce e sotto la guida della Costituzione che sono andata a contestare sia Schifani che il PD. 
Contesto Schifani che non svolge la sua funzione con disciplina e onore; che, pur ricoprendo il ruolo di seconda carica dello Stato, non prova nemmeno imbarazzo a parlare di Costituzione materiale e che, di fronte alle accuse di pentiti e testimoni, non sente almeno il dovere di chiarire, se non di dimettersi.
Contesto Schifani grande architetto di leggi-vergogna (suo il lodo dell'impunità per le cinque alte cariche dello Stato, varato nel 2003 e cancellato dalla Consulta nel 2004; sua la proposta di ripristinare l'immunità parlamentare e di estenderla addirittura ai consiglieri regionali, nonché quella di abrogare il concorso esterno in associazione mafiosa). Contesto Schifani che non ha mai perso occasione per attaccare il capo dello Stato Napolitano, l'ex presidente del senato Marini, l'ex presidente della Camera Bertinotti, l'ex presidente della Repubblica Scalfaro, il Csm e la Corte costituzionale; per cavalcare le peggiori calunnie su Telekom Serbia e Mitrokhin contro i leader del centro-sinistra. Contesto Schifani che, da perfetto cortigiano, nega l'evidenza e mente spudoratamente in difesa di Berlusconi e dei suoi complici, per coprire i peggiori misfatti. Contesto Schifani che ha sempre continuato ad infangare con epiteti irripetibili tutti i principali esponenti del centro-sinistra e chiunque osasse formulare anche la più timida critica al Cavaliere e alla sua banda, compresi in senatori a vita che osavano votare per Prodi (Schifani firmò un disegno di legge per privarli del diritto di voto).
Ma contesto anche il Pd, il maggior partito di opposizione (sic!), che invece di chiedere conto a Schifani dei suoi trascorsi mafiosi (ricordiamo che ha ben quattro procedimenti attualmente archiviati, non chiusi quindi, per mafia, non per favoreggiamento esterno, ma proprio per mafia!), invece di incalzarlo sulle varie leggi incostituzionali (Lodo Alfano, legittimo impedimento, legge bavaglio, ecc. ecc.), invece di protestare per le leggi ad personam e ad aziendam approvate da questo governo, invece di sollevare il problema del conflitto di interessi ingigantito dall’interim al Ministero dello Sviluppo economico, invece di opporsi ad una interpretazione alquanto libera della Costituzione da parte dello stesso Schifani (ricordiamo le sue frasi relative alla presunta elezione diretta di Berlusconi quale capo del governo), invece di sollecitare il governo ad occuparsi della crisi economica e sociale del nostro Paese, dei disoccupati, dei precari, invece di incalzarlo sulla perdita di prestigio internazionale dell’Italia anche a causa delle discutibili alleanze con Gheddafi e Putin, offre a Schifani e al Pdl l’opportunità di svolgere il loro bel comizio pre elettorale.
Contesto che il Pd, a forza di confronti democratici, di larghe intese, di alleanze cosiddette strategiche, abbia perso e perda il contatto con la base, che è fatta anche di Popolo viola, di grillini, di agende rosse e di cittadini che non ne possono più di tutto questo “politicamente corretto”. Fassino ha detto ieri che le contestazioni fanno solo il gioco di Berlusconi e vanno a suo esclusivo vantaggio. Io vorrei rispondergli che la loro politica ondulatoria, la loro opposizione super soft, non ha prodotto altro che un ventennio di berlusconismo. Forse è giunta l’ora di cambiare strategia!

 
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